Fondazione romaný Italia

Campagna D’incontro – Dalla difesa all’incontro

costruzione partecipata del romanés

 

Il titolo della campagna nazionale D'Incontro prospetta un cambiamento profondo nel modo d'intendere la minoranza romanì: dalla difesa a veicolo di dialogo e conoscenza, ed è finalizzata a fare chiarezza intorno alla lingua e alla cultura romanì, in quanto la conoscenza è il presupposto necessario per il riconoscimento, tanto culturale quanto formale.

 

Il mancato riconoscimento della lingua romanì ha verosimilmente contribuito alla sua marginalizzazione e segregazione, oltre che alla sua alienazione culturale. Il processo di perdita d'identità, di riferimenti culturali, di autostima, di legami intergenerazionali, ha infatti portato, in molti casi, a un degrado dei rapporti sociali sia all'interno, sia all'esterno di comunità sempre più orfane delle loro radici e quindi in condizioni sempre meno adatte a sviluppare e coltivare, difendere il senso e il valore della cittadinanza.

 

Con la realizzazione della Campagna D’incontro – dalla difesa all’incontro - vogliamo contribuire a realizzare una crescita culturale ? e quindi una migliore integrazione sociale ? della minoranza romanì d'Italia attraverso uno specifico lavoro sulla lingua romanì. Crescita culturale e integrazione sociale passano infatti, in buona misura, per un nuovo modo di accostarsi alla lingua di tali comunità, poco nota e poco o per nulla presa in considerazione nelle leggi sui rom attualmente in vigore.

 

01. Gli obiettivi della campagna


Diversi sono gli obiettivi della nostra campagna:

1) trasformare il romanés, la lingua dei rom e dei sinti d'Italia, da strumento di difesa per comunità tendenzialmente ripiegate su loro stesse a strumento di comunicazione della propria storia e identità sia verso l'interno, sia verso l'esterno delle comunità. Di conseguenza,

 

2) contribuire alla disalienazione culturale delle comunità romanés, la lingua essendo uno dei fattori più importanti nella costruzione dell'identità e dell'autostima, tanto a livello individuale quanto a livello collettivo. Contestualmente,

 

3) irrobustire un senso di unità interna che consenta alle diverse comunità romanés presenti sul territorio italiano di riconoscersi e, eventualmente, di strutturarsi attorno a progetti di sviluppo condivisi. A monte e a valle di tale riconoscimento interno,

 

4) favorire il riconoscimento del mondo rom da parte della pubblica opinione e da parte delle istituzioni, attraverso uno studio rigoroso che faccia chiarezza intorno alle varietà di romanés parlate in Italia, e che giustifichi e sostenga le proposte di legge nazionale e regionali già avanzate. Inoltre,

 

5) rendere possibile o quanto meno facilitare una riappropriazione del romanés da parte segnatamente delle nuove generazioni di rom e sinti, che spesso conservano poco del bagaglio linguistico ancestrale, e rendere possibile l'appropriazione del romanés da parte di un pubblico di non rom. Infine, e come presupposto di quest'ultima azione,

 

6) elaborare uno standard del romanés d'Italia che non sia l'imposizione caricaturale di un modello artificiale in cui nessuna comunità romanì si possa identificare del tutto, ma che tenga conto, secondo la modalità polinomica già sperimentata in vari contesti linguistico-culturali (in primo luogo la comunità linguistica còrsa), degli elementi comuni a tutte le varietà prese in esame e delle peculiarità di ciascuna.

 

2. Metodi e strumenti

 

Nel sottotitolo abbiamo indicato: «costruzione partecipata del romanés d'Italia». Questo vuol dire che intendiamo sviluppare un lavoro di ricerca sul romanés in sinergia con diverse comunità romanés presenti sul territorio italiano. Date le specifiche finalità della Campagna e la sua estensione territoriale, intendiamo coinvolgere almeno 20 gruppi di rom distribuiti sull'intero territorio nazionale in modo sufficientemente omogeneo (Nord, Centro, Sud e isole maggiori).

Al fine di misurare tanto le similitudini, gli elementi comuni a più di una varietà di romanés d'Italia, quanto le differenze, le variazioni, ci affideremo alla valutazione dialettometrica dei risultati derivanti dalla somministrazione di un questionario linguistico di circa 60 items.

 

Ogni item sarà costituito da una frase in italiano di cui si richiederà a ciascun informatore la traduzione in romanés. Ogni frase sarà a sua volta costituita dalla combinatoria di tre elementi fondamentali: sostantivo, aggettivo, verbo, selezionati tra i 60 più frequenti in uso presso le comunità romanì sondate.

Ai 60 items seguirà una lista di circa 30 espressioni idiomatiche, modi di dire, frasi fisse, proverbi e polirematiche questa volta formulate in romanés.

L'informatore dovrà confermare o meno, semmai introducendo varianti, la presenza di tale modo di dire presso la sua comunità. Il questionario sarà stato co-costruito con alcuni rappresentanti delle comunità coinvolte nel lavoro di ricerca, sia sul versante teorico, sia sul versante empirico.

 

A loro volta e a monte, tali rappresentanti avranno ricevuto una formazione preliminare, al fine di rendere più efficace il loro lavoro sul campo e più affidabili i risultati delle inchieste. Per il trattamento rigoroso di quanto emergerà dal lavoro empirico, sarà necessario registrare su supporto digitale ciascuna inchiesta, così da facilitare il trasferimento, il trattamento e l'analisi scientifica dei dati.

 

3. Fasi del lavoro ed esiti previsti

 

La campagna D’incontro si svolgerà da gennaio 2016 ad Aprile 2017. Indichiamo schematicamente il cronoprogramma delle varie fasi del lavoro, precisandone i contenuti.

 

1) gennaio 2016. Individuazione di 4-5 corrispondenti di primo livello: rappresentanti rom di comunità sparse sul territorio nazionale particolarmente sensibili alla questione del romanés e locutori primari. Presa di contatto da parte dei coordinatori (v. infra) e richiesta di indicare, trasmettendoli su un file, i 60 sostantivi, i 60 aggettivi e i 60 verbi di uso più frequente. Per orientare i corrispondenti di primo livello in tale selezione, suggeriamo sin d'ora di concentrarsi su:

a) etnonimo (come la comunità si chiama o come vene chiamata all'esterno);

b) nome dei non rom del territorio;

c) parole che designano la sfera della famiglia;

d) parole che designano elementi specifici della cultura romanì (mestieri, artigianato ecc.);

e) parole che definiscono lo spazio di prossimità (oggetti e animali domestici, cibo, mobilia ecc.);

f) elementi connotativi dello spazio esterno/pubblico.

 

2) febbraio 2016. Elaborazione del questionario e riunione presso il Centro studi Sociolingua (Università degli Studi di Teramo) per la formazione dei corrispondenti di primo livello al lavoro di inchiesta sul campo. Acquisizione di registratori audio digitali (n. 10).

 

3) marzo-aprile 2016. Prima fase di inchiesta sul campo (30 items). Invio dei file audio da parte dei corrispondenti di primo livello e primo trattamento dei dati. Verifica della correttezza delle procedure e rapporto sullo stato di avanzamento dei lavori. Invio del questionario ad altri corrispondenti di secondo livello (circa 15).

 

4) maggio-giugno 2016. Seconda fase di inchiesta sul campo. Completamento della somministrazione degli items del questionario in tutti i punti d'inchiesta (20 punti d'inchiesta e almeno 4 informatori per ciascun punto d'inchiesta: un giovane e un adulto, un maschio e una femmina) e trasmissione dei risultati.

 

5) luglio-settembre 2016. Terza fase del lavoro sul campo (verifica presso gli informatori già sondati dell'accettabilità delle varianti campionate di ciascun item). Elaborazione dei dati. Trascrizione fonetica (IPA) degli items e prima proposta di standardizzazione ortografica (corrispondenza suono/lettera) del romanés d'Italia. Prime elaborazioni digitali di taglio dialettometrico.

 

6) ottobre 2016. Seconda riunione presso il Centro studi Sociolingua con i corrispondenti di primo livello per tirare le somme del lavoro e iniziare a concertare l'elaborazione di uno standard polinomico del romanés d'Italia.

 

7) novembre-dicembre 2016. Stesura di un volume tematico del Vocabolario polinomico e sociale del romanés d'Italia, definizione delle norme di trascrizione. Pubblicazione di cartine linguistiche.

 

8) gennaio-febbraio 2017. Pubblicazione del Vocabolario, delle cartine dialettometriche, di un saggio basato sulle analisi incrociate dei dati emersi dalle inchieste. Convegni (5) di restituzione dei risultati della campagna d'inchieste e loro divulgazione presso le comunità romanì d'Italia.

Rendicontazione del progetto.

 

4. Coordinamento della campagna

 

La campagna di inchieste sarà coordinata congiuntamente dal Presidente della Fondazione Romanì Italia, Nazzareno Guarnieri, e da Giovanni Agresti, sociolinguista dell'Università degli Studi di Teramo (Facoltà di Scienze politiche) e vice-Presidente dell'Associazione LEM-Italia (Lingue d'Europa e del Mediterraneo).

Fondazione romaný Italia
Via Rigopiano, 10/B - 65124 Pescara (PE)
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